Il Counselor è come un marinaio esperto che, grazie alla conoscenza delle leggi fondamentali della navigazione e alla capacità di leggere le carte nautiche, restituisce al cliente il timone della sua vita per condurla egli stesso dal territorio del problema a quello della risoluzione.

L’obiettivo dell’attività del counselor è migliorare la qualità di vita della persona che incontra, sostenendo i suoi punti di forza e la sua capacità di autodeterminazione. Offre uno spazio di ascolto e di riflessione, nel quale esplorare difficoltà relative a processi evolutivi, fasi di transizione e rinforzare capacità di scelta o di cambiamento. Il counselor può lavorare con singoli individui, famiglie, gruppi e istituzioni in vari ambiti: privato, sociale, scolastico, sanitario, aziendale.

Il counselor è il professionista dell’arte maieutica di estrarre le potenzialità presenti negli individui. Crea le condizioni che favoriscono la libera espressione delle emozioni e, nel corso della consultazione, risponde ad esse più che alle istanze intellettuali presentate dal cliente.

Il percorso formativo della Scuola di Counseling non costituisce abilitazione alla psicoterapia e all’applicazione dei protocolli in ambito psicopatologico, pratica riservata a psichiatri e psicoterapeuti. Il percorso non fornisce altresì strumenti conoscitivi e di intervento riservati esclusivamente alla professione di psicologo, nell’osservanza dell’articolo 21 del Codice Deontologico degli Psicologi.

COSA DEVE SAPER FARE UN COUNSELOR

– Sospendere il giudizio
– Sospendere l’interpretazione
– Non dare consigli
– Essere neutro e accettante nei confronti della persona
– Essere ricettivo, interessato e attento.

COSA FA UN COUNSELOR NELLA PRATICA

– definisce il disagio: che idea ha il cliente del suo disagio? Perché è giunto alla conclusione di dover cambiare qualcosa? Cosa è “disposto a fare” per generare questo cambiamento? Che cosa potrà fare una volta che il disagio sarà risolto? Con chi condividerà la gioia di aver risolto il disagio? Come userà l’energia/il tempo che avrà a disposizione una volta risolto il disagio stesso?

– definisce quanto tempo occorre per risolvere il disagio: viene definito un “contratto” chiaro in termini di obiettivi e di tempo necessario per portare a termine il processo. In generale, quando si tratta di una persona, mediamente la consultazione non supera i 4 incontri; quando si tratta di un’azienda (o di gruppi come una classe) la consultazione non supera i 7 incontri;

riconosce e allarga la propria griglia di rappresentazione del disagio: esplorazione delle credenze su se stessi, sul mondo e sugli avvenimenti.